Allacciate le cinture

Non lo so se ci sono buoni incontri e cattivi incontri nella vita, che si vive sempre in avanti anche se la si capisce all’indietro, come mi piace spesso dire. Non so se esiste un modo per distinguere subito gli incontri che “Ma dove sei stata fino ad ora?” da quelli che “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”. Se questa formula magica esiste io ancora non l’ho trovata, quello che invece so con certezza è che spesso le mie migliori conoscenze sono state inaugurate da grandi gaffe: tortini al cioccolato offerti con insistenza a chi era celiaco, bevute alla bottiglieria Pigneto in una sera in cui nemmeno dovevo uscire e quindi indossavo un maglione brutto, una battuta inopportuna sulla religione e via così. Continua a leggere “Allacciate le cinture”

Come salmoni nella corrente

Non lo posso sopportare che due persone non si parlino.
Che non si parlino più.

Due persone che si amavano per giunta. È un pensiero che proprio non riesce a trovare uno spazio nel mio cervello, mi vanno in tilt i neuroni e addio razionalità.
Gente che si scambiava telefonate roventi o anche solo appassionate durante la notte sbancando i centralini poco tempo prima. Gente che si raccontava la vita attraverso i silenzi. Gente che condivideva tempo, spazio, sogni. Davvero Non lo sopporto, è più forte di me. Continua a leggere “Come salmoni nella corrente”

Ci vediamo a casa

La prima volta che vidi Rebibbia non mi piacque. Non volevo trasferirmi a Roma, se non potevo andare a Napoli tanto valeva restarmene nel mio esilio padano, dove troppo piccola avevo sperimentato mio malgrado le distanze e la malinconia, in un equilibrio sempre troppo precario fra nebbia, basket e superbravissima tre stelline sui miei quadernoni della terza elementare. Continua a leggere “Ci vediamo a casa”

Accesso consentito solo al personale autorizzato

Sono sul rettilineo del viale di casa mia, a sinistra il muro di cinta del carcere, a destra il verde degli alberi, poco più di un km di strada totalmente deserta perché il sabato i turni di guardia sono ridotti. Non ho mai capito bene il perché di questa organizzazione, forse nel weekend tutto si sospende, anche eventuali progetti di fuga dei detenuti.

Io sono in sella alla mia Ducati, la testa chiusa dentro al casco integrale nero, i pensieri che vanno ovunque fuori, lo sguardo fisso sulla striscia bianca sull’asfalto, il cuore altrove. Faccio la curva ed istintivamente scalo tutte le marce fino a mettere il cambio in folle ed i piedi a terra. Mi fermo all’inizio del rettilineo, all’altezza del cartello blu con la scritta bianca che recita “Accesso consentito solo al personale autorizzato”. Continua a leggere “Accesso consentito solo al personale autorizzato”

Primo maggio

Sei anni fa al concerto del Primo maggio mi hanno rubato il casco del motorino e da quell’anno io al concertone non ci sono più andata, non per paura di altri furti ovviamente. Da quell’anno,  però, ogni volta che mi ritrovo più o meno casualmente a guardare pezzi del concertone su RaiTre non posso fare a meno di ripensare al mio casco sparito nel nulla alla fine di quella serata così caotica e surreale. Molte altre serate anche più surreali si sarebbero susseguite, ma quella conserverà sempre un posto speciale nel mio cuore e nella mia memoria, forse perchè è stata la prima, forse perchè quando i ricordi si saldano alla musica formano una lega inossidabile nella mia testa. Così, nonostante tutto il tempo trascorso da quella serata, io mi ricordo ogni dettaglio di quel Primo maggio di sei anni fa. Continua a leggere “Primo maggio”

Lo scialo

Io ci penso sempre a mio nonno, più o meno tutte le sere prima di chiudere gli occhi e dormire, ma stasera ci penso un po’ di più.

Ultimamamente non riesco a dormire molto bene e allora mi metto a vedere le surreali interviste di Marzullo quando un giorno non è ancora finito e un nuovo giorno deve ancora cominciare. L’ospite di ieri era un famoso professore di filosofia napoletano, classe 1923, proprio come mio nonno, che diceva cose molto intelligenti e molto sagge, proprio come mio nonno. E non so perché quando ho spento la televisione mi è tornato in mente il flash della sua libreria che io da piccola guardavo sempre con grande ammirazione, chiedendomi come fosse possibile che una singola persona avesse letto tutti quei libri durante la sua vita e ancora continuasse a leggerne, senza annoiarsi mai. Mi sembrava una cosa quasi da super-eroi, una cosa misteriosa, un segreto indecifrabile, quanto tempo ci era voluto per leggere tutti quei libri?
E fra tutti quei libri mi ricordo che la mia attenzione veniva puntualmente richiamata dal libro più grande di tutti, dorso bianco, scritta verde, Pratolini, Lo scialo.

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Stato civile

Fra un mese mia sorella si sposa ed io sono contenta per lei.

La mia passione per i matrimoni è cosa nota, spesso anche motivo di scherzose prese in giro da parte di chi mi conosce e si sorprende, ma nemmeno troppo, di questa mia idea di amore romantico, il per sempre suggellato davanti ad amici e parenti, i sentimenti che provano a sconfiggere la naturale transitorietà dell’uomo. In Chiesa o in Comune non fa alcuna differenza per me, che credo che le promesse occhi negli occhi, mani nelle mani, cuore contro cuore non abbiano bisogno di essere suggellate da Dio o chi per lui per essere autentiche. Anzi, probabilmente sono proprio gli impegni che si prendono fra mortali a valere di più, per il semplice motivo che se li si scioglie non si può chiedere perdono a Dio per aver infranto la promessa. Il prezzo da pagare è ben più alto, è quello di aver tradito sè stessi. E non esiste cosa peggiore.

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Rosso

Quando avevo tre anni ho ricevuto il regalo più bello della mia vita: una splendida motociclettina elettrica blu. Ci passavo le ore sopra, schiacciavo il pedale dell’acceleratore e fiera mi facevo i miei giretti nel giardino o sul terrazzo della mia casa a Procida. Poi quella casa l’abbiamo dovuta lasciare e temo che anche la mia adorata motociclettina blu sia rimasta lì a farsi mangiare dalla ruggine. Così ho imparato presto a mie spese che le cose sono solo cose e che bisogna sapersene distaccare senza troppi drammi. Con le persone, invece, mi è sempre riuscito molto più difficile lasciarle andare.

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G.

Io e Giorgia non siamo uguali, potrei elencare mille che cose che ci differenziano, ma la verità è che siamo simili dentro e questo fa passare in secondo piano ogni possibile diversità concreta. Forse per questo le nostre strade, prima di incrociarsi per davvero e formare quel misterioso nodo che esiste oggi, si erano già sfiorate più volte, disegnando una serie di quelle strade coincidenze che il destino semina qua e là per propiziare gli incontri più fortunati prima che i tempi siano veramente maturi. Continua a leggere “G.”

Il più bello dei mari

Chissà se dalla culletta della clinica in cui sono nata quel sabato sera di alcuni anni fa si vedeva il mare. Mi riprometto sempre di chiederlo a quelli che sono venuti a conoscermi per la prima volta da dietro un vetro, ma poi puntualmente me ne dimentico, forse anche loro ormai se ne sono dimenticati. Sono stati capaci di ripetermi all’infinito che avevo un sacco di capelli neri ed una faccetta tonda rosa rosa, ma nessuno che mi abbia mai detto se dalla finestra si vedesse il mare.

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